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creativity in action » 2008 » March

Archive for March 2008

 
 

Quando i prodotti hanno un’anima

Giovedì 20 marzo, l’appuntamento era da Bonotto, azienda che produce tessuti, per il sesto incontro di creativity in action. Prima però di parlare dei contenuti emersi nella discussione, credo sia necessario fare un passo indietro. E parlavi del luogo dell’incontro: Molvena. Uno sperduto paesino della provincia di Vicenza (difficile da trovare, non ci sono quasi cartelli) che sarebbe condannato al più assoluto anonimato se non fosse la sede oltre che di Bonotto anche di Dainese e Diesel, il tutto in un raggio di 200 metri (via dell’artigianato). Per ragioni che sono difficilmente spiegabili ad un osservatore straniero, questo paese della profonda provincia veneta è diventato nel giro di pochi anni il teatro di importanti processi di innovazione a livello internazionale nella produzione dei tessuti (Bonotto), dei jeans (diesel) e delle protezioni per la moto (dainese). Non si tratta però delle piccole e medie imprese dei distretti industriali di un tempo tutte capannone grigio e lavoro duro, ma imprese che hanno investito sulla creatività. Questa diversità nell’interpretare l’attività imprenditoriale la si nota fin dalla superficie. La stessa sede di Bonotto colpisce da questo punto di vista. Il giardino e l’ingresso sono disseminati di opere d’arte del movimento fluxus. Luigi Bonotto, il fondatore, è importante collezionista di questo movimento artistico (che comprende autori del calibro di Yoko Ono e Joseph Beuys).

L’incontro con Giovanni Bonotto (figlio di Luigi) ha messo in luce altri elementi di discontinuità. Giovanni, cresciuto in mezzo agli artisti invitati dal padre e con alle spalle una formazione universitaria di tipo umanistico, quando è entrato in azienda ha impresso un cambio di direzione. Invece di inseguire il mantra dell’efficienza, necessaria per competere con i concorrenti asiatici, ha imboccato la strada della differenziazione, mettendosi a produrre tessuti molto particolari, che nessun altro è oggi in grado di realizzare. Bonotto ha infatti recuperato vecchi macchinari tessili e ha aggiunto una crescente quota di artigianalità alla lavorazione industriale. Usando le parole di Giovanni, ogni tessuto Bonotto “ha la sua carta d’identità, racconta una storia”. Seguendo questa strategia Bonotto è diventato il riferimento per i tessuti per le principali aziende di moda del mondo (YVS, Prada, Hugo Boss, ecc.).
La storia di Bonotto ha molti elementi in comune con quella di Chimento, presentata dalla viva voce del suo fondatore Adriano. Nell’oro Chimento ha puntato molto sull’innovazione (ad. esempio il brevetto per il braccialetto d’oro flessibile) pur mantenendo una forte attenzione all’artigianalità del prodotto. Chimento è stata una delle prime aziende del distretto a puntare sulla comunicazione e su un modello distributivo innovativo (franchising e punti vendita diretti) per valorizzare la qualità della propria produzione orafa.
Insomma, molto più di semplici oggetti: prodotti con un’anima.

Marco

Multimedia

Che cosa ci riserva la frontiera delle nuove tecnologie? Che accadrà sul fronte della comunicazione digitale?  L’incontro con H-farm ha fornito molte indicazioni sulle possibilità che le nuove tecnologie della comunicazione ci offrono. H-farm, fondata da Riccardo Donadon, è un incubatore privato di imprese che ha sede in un ex cascinale nella campagna trevigiana. L’obiettivo di H-farm è quello di far crescere nuova imprenditorialità sul fronte delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’approccio che contraddistingue H-Farm è particolare, come spiega Tomas Barazza: porre l’uomo al centro dell’utilizzo e dello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative. La tecnologia è quindi solo il punto di arrivo. La creatività è il vero motore delle iniziative promosse da H-farm. Durante l’incontro sono state presentate le attività di 3 delle 8 aziende che in poco più di tre anni H-farm ha finanziato. H-art realizza principalmente interfacce interattive online e opera con importanti brand a livello nazionale ed internazionale (Nike, Dainese, illy, ecc.).  Il sito web non è più una vetrina ma uno spazio di interazione con il consumatore finale. La multimedialità gioca un ruolo cruciale nel coinvolgere ed intrattenere il consumatore.  H-play, oggi LOG607, progetta e realizza giochi interattivi che consento di esplorare in modo non convenzionale gli spazi urbani e luoghi culturali. Attraverso un mix tra nuove tecnologie (SMS) e contenuti culturali tradizionali (libro) LOG607 ha contribuito a realizzare esperienze innovative di visita. Infine H-umus, una delle ultime società nate all’interno di H-farm, che si è specializzata nella realizzazione di interfacce multimediali interattive: schermi sensibili al contesto che rispondono al tocco dell’Utente. L’amministratore delegato di H-umus, Fabio Carraro, ha presentato una delle soluzioni realizzate per il distretto della scarpa della riviera del Brenta. Si tratta di un sistema di progettazione che permette al modellista di progettare elettronicamente (con un software CAD) la scarpa ma utilizzando un’interfaccia intuitiva.

Conoscere i nuovi consumatori

Paola De Luca direttrice di TJF ci ha accompagnato in un viaggio all’interno dei meccanismi di costruzione e definizione dei trend che si affermano a livello internazionale, con particolare riferimento al mondo orafo. E’ stato un incontro che ha fornito interessanti spunti per comprendere le richieste del consumatore contemporaneo. Non si è entrati tanto nella discussione delle caratteristiche dei trend attuali quanto è stato un intervento volto ad analizzare dei cambiamenti di fondo nell’approccio che i consumatori hanno nei confronti del prodotto orafo. Uno degli aspetti che sono stati maggiormente discussi durante la serata è stato il nuovo concetto di lusso. Il punto chiave di questo passaggio riguarda la transizione da un lusso legato alla sola esclusività e all’appartenenza ad un stato sociale elevato ad un lusso più democratico che diventa parte integrante della quotidianità. In questo senso la preziosità del gioiello non è più legata alla quantità di metallo prezioso utilizzato ma si sposta verso una dimensione più immateriale e simbolica. I significati che il prodotto evoca diventano sempre più decisivi per determinarne il successo. Da qui si comprende il ricorso, nella produzione di gioielli, anche a metalli non preziosi (legno, acciaio, rame, ecc.) ma dotati di design innovativo. La transizione verso un lusso democratico, ha spinto il lusso esclusivo a riposizionarsi con successo nella fascia più alta del mercato. Tuttavia ha senza dubbio modificato in modo consistente la fascia intermedia del mercato che ora si approccia al mondo del gioiello con richieste profondamente diverse rispetto a quanto accadeva nel passato. Cerca semplicità e leggerezza. Design e innovazione. Su queste basi, dice Paola De Luca, è necessario ripensare un nuovo posizionamento per i produttori del distretto dell’oro di Vicenza

Marco