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Quando i prodotti hanno un’anima

Giovedì 20 marzo, l’appuntamento era da Bonotto, azienda che produce tessuti, per il sesto incontro di creativity in action. Prima però di parlare dei contenuti emersi nella discussione, credo sia necessario fare un passo indietro. E parlavi del luogo dell’incontro: Molvena. Uno sperduto paesino della provincia di Vicenza (difficile da trovare, non ci sono quasi cartelli) che sarebbe condannato al più assoluto anonimato se non fosse la sede oltre che di Bonotto anche di Dainese e Diesel, il tutto in un raggio di 200 metri (via dell’artigianato). Per ragioni che sono difficilmente spiegabili ad un osservatore straniero, questo paese della profonda provincia veneta è diventato nel giro di pochi anni il teatro di importanti processi di innovazione a livello internazionale nella produzione dei tessuti (Bonotto), dei jeans (diesel) e delle protezioni per la moto (dainese). Non si tratta però delle piccole e medie imprese dei distretti industriali di un tempo tutte capannone grigio e lavoro duro, ma imprese che hanno investito sulla creatività. Questa diversità nell’interpretare l’attività imprenditoriale la si nota fin dalla superficie. La stessa sede di Bonotto colpisce da questo punto di vista. Il giardino e l’ingresso sono disseminati di opere d’arte del movimento fluxus. Luigi Bonotto, il fondatore, è importante collezionista di questo movimento artistico (che comprende autori del calibro di Yoko Ono e Joseph Beuys).

L’incontro con Giovanni Bonotto (figlio di Luigi) ha messo in luce altri elementi di discontinuità. Giovanni, cresciuto in mezzo agli artisti invitati dal padre e con alle spalle una formazione universitaria di tipo umanistico, quando è entrato in azienda ha impresso un cambio di direzione. Invece di inseguire il mantra dell’efficienza, necessaria per competere con i concorrenti asiatici, ha imboccato la strada della differenziazione, mettendosi a produrre tessuti molto particolari, che nessun altro è oggi in grado di realizzare. Bonotto ha infatti recuperato vecchi macchinari tessili e ha aggiunto una crescente quota di artigianalità alla lavorazione industriale. Usando le parole di Giovanni, ogni tessuto Bonotto “ha la sua carta d’identità, racconta una storia”. Seguendo questa strategia Bonotto è diventato il riferimento per i tessuti per le principali aziende di moda del mondo (YVS, Prada, Hugo Boss, ecc.).
La storia di Bonotto ha molti elementi in comune con quella di Chimento, presentata dalla viva voce del suo fondatore Adriano. Nell’oro Chimento ha puntato molto sull’innovazione (ad. esempio il brevetto per il braccialetto d’oro flessibile) pur mantenendo una forte attenzione all’artigianalità del prodotto. Chimento è stata una delle prime aziende del distretto a puntare sulla comunicazione e su un modello distributivo innovativo (franchising e punti vendita diretti) per valorizzare la qualità della propria produzione orafa.
Insomma, molto più di semplici oggetti: prodotti con un’anima.

Marco


 
 
 

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