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Creativity in action in mostra

Questa mattina inizia la fiera dell’oro di Vicenza di gennaio 2009: VicenzaOro First. Creativity in action è presente nella galleria che collega i padiglioni C e G con una mostra collettiva che presenta il lavoro svolto all’interno del progetto nel corso del 2008. Nella galleria saranno visibili 16 prototipi che sono stati elaborati all’interno del workshop al quale hanno partecipato gli imprenditori e i designer del CORART assieme a Zimmerfrei, gruppo di giovani artisti visivi. Il workshop è stato coordinato da ricercatori di Venice International University. Il workshop ha permesso di elaborare due linee progettuali distinte ma complementari a partire dalle quali sono stati sviluppati i prototipi:

  • rilettura del passato: le tradizionali tecniche di lavorazione orafa vengono reinterpretate attraverso il linguaggio della contemporaneità. Il passato ed il presente si mescolano per suscitare nuove emozioni.
  • vivere il contemporaneo: il gioiello da sola espressione estetica diventa una porta di accesso ad un mondo fatto di nuove relazioni ed incontri. Il gioiello è parte integrante di un social network.

Alla manifestazione hanno presentato i loro lavori i designer: Massimo Ruaro, Claudia Malvestio, Gianna Sartori, Enrico Caberlon, Giuseppina Grimaldi, arch. Giovanni Scirè Risichella. Gli oggetti sono stati realizzati dalle aziende: Superficiquattro, Fair Line srl, Enrico Caberlon, Naoto

Qui potete scaricare il media kit e le immagini dei prototipi

Vi aspettiamo in fiera mercoledì 14 gennaio alle 17.00 per la vernice!

Marco

Eccellenze, identità e seduzione

Venerdì 18 gennaio, durante la settimana della fiera dell’oro (FIRST), si è tenuta la conferenza “ La comunicazione integrata nel mondo orafo”. Il seminario è stato aperto da Annibale Pepe, presidente di PRP consulting e responsabile della comunicazione di Fiera di Vicenza, che ha fornito una panoramica del settore sottolineandone le nette peculiarità. Nell’apertura, tra i molti temi trattati, Pepe  lancia l’ipotesi di creare un mega brand targato Made in Italy che possa ospitare la proposta di valorizzazione del gioiello-oro facendo una sintesi tra tradizione e modernità e che condensi valori di fascinazione, bellezza e identità, riferite alla storia, alle persone, ai racconti che il gioiello è chiamato ad impersonificare.
La mattinata è proseguita con l’intervento di Marina Bigi, direttrice responsabile di Vogue Gioiello che, concordando con l’ipotesi del brand Made in Italy, sottolinea la necessità di mettere al centro il prodotto e dei relativi plus. Gli orafi, afferma, devono avere la consapevolezza di creare un oggetto  che tocca corde sottili della sensibilità quali la passione, il fascino e la seduzione, corde che dovrebbero essere mosse spingendosi ad osare usando al massimo il fattore creativo.
Alla domanda di Pepe sull’esistenza di un rapporto tra lusso e comunicazioni di massa, Fabio Vaccarono, direttore generale del Sole 24Ore System, ha risposto che, nonostante il settore dell’oro sia al settimo posto nel ranking degli investimenti in comunicazione, i grandi investitori sono i marchi medio-bassi ( e non i brand  famosi). Questo si traduce in 84 milioni di € (1% della comunicazione) spesi nel 2007 dal vero comparto orafo italiano; valore in crescita rispetto al 2006 ma comunque ancora basso.
Vaccarono afferma che in una giornata media un consumatore riceve un numero considerevole di  messaggi di comunicazione brandizzata  e che quindi, per farsi notare sia importante la ricerca di una sinergia tra i contenuti della propria comunicazione e  i mezzi scelti per veicolarli.
Il seminario è proseguito con l’ intervento di Fabio Caprara, amministratore delegato di Saatachi &Saatachi Italia, che ha spiegato come, per orientare i messaggi in modo che possano incarnare il valore della marca, sia necessario creare un attaccamento che va al di là della ragione animando un prodotto attraverso sentimenti, storie anche banali capaci di dare fisicità e realtà al gioiello. Un brand, per continuare ad affascinare, afferma Caparra recuperando il tema dei love marks, deve mantenere un aura di mistero e ricordarsi che comunica un prodotto che andrà a toccare l’intimità dell’acquirente, la sua fantasia, la sua emotività.
Il moderatore Pepe ha quindi ripreso la parola evidenziando il ruolo che vuole avere la Fiera di Vicenza in uno scenario competitivo non semplice ma sicuramente ricco di sfide. La Fiera di Vicenza si dice quindi promotrice della possibilità di contaminazione tra diverse aree quali la comunicazione e l’arte e si propone di coprire esigenze comunicative del comparto attraverso il perseguimento di linee strategiche chiare che possano farlo entrare entrare nel settore più vasto del lusso e della moda.

Ilaria Paparella e Giorgio Soffiato

La fiera punta sui campioni del settore

Ieri, martedì 15 gennaio, si è tenuto al nuovo teatro di Vicenza il convegno: “Oro e Made in Italy: la strategia dei campioni per la leadership ” organizzato dalla fiera di Vicenza. Il parterre era molto ricco. L’incontro partiva da una premessa che è stata ribadita da Aldo Bonomi nella sua introduzione: le medie imprese che hanno investito in creatività, comunicazione e reti distributive stanno ottenendo importanti risultati a livello internazionale e stanno superando la crisi che ha investito il comparto dell’oro negli ultimi anni. Al dibattito il compito di individuare le iniziative da intraprendere a livello istituzionale per sostenere i nuovi campioni del made in Italy. A dire la verità la discussione non ha dato molti spunti scemando subito in dibattito politico televisivo (il moderatore non è stato d’aiuto). Il convegno è invece diventato un’ottima occasione per conoscere la strategia della fiera di Vicenza e per comprendere quale ruolo si candida a giocare per sostenere il settore dell’oro. Maurizio Castro ha con molta nettezza indicato la direzione lungo la quale la fiera si muoverà nei prossimi anni:

- si punta decisamente su i campioni, su quelle imprese che stanno investendo in innovazione e brand che vogliono espandersi a livello internazionale. La fiera non aiuterà più chi non intende puntare sulla qualità. Questo non significa un abbandono della subfornitura e dell’unbranded, importante serbatoio di competenze del distretto, ma è richiesta una maggiore specializzazione e qualificazione di queste filiere produttive
- la fiera di Vicenza vuole diventare leader a livello mondiale nell’oro ed uno dei poli di attrazione per quanto riguarda il gioiello ed il lusso contemporaneo. Castro ha dichiarato la volontà di Vicenza di andare ad insidiare il primato di Basilea che è oggi la fiera principale per quanto riguarda il mercato del gioiello.

Coerentemente con questi punti, la fiera ha già riorganizzato i classici tre appuntamenti annuali cercando una migliore tematizzazione e ha deciso di aggiungere altri due importanti appuntamenti: t-gold, dedicato alle macchine di produzione e soprattutto about J un evento/fiera molto esclusivo ed ambizioso che si svolgerà a Milano e che vuole condensare il meglio della produzione made in Italy sul fronte del gioiello.
Una visita alla Fiera consente di dare una dimensione spaziale ai ragionamenti di Castro. L’area più importante per qualità nella presentazione e nella realizzazione del gioiello è il B1 dove sono concentrati brand quali: Chimento, Pianegonda, marco Bicego, ecc.. Quest’area non esaurisce i brand del gioiello che sono presenti anche in altri padiglioni (B/F/G). Sono, inoltre, presenti distributi nel mare magnum della fiera operatori di medie dimensioni che oggi stanno conoscendo un intenso processo di riqualificazione. Il resto è composto da piccoli operatori che spesso hanno delle difficoltà sia nella presentazione del prodotto che nella sua progettazione ed elaborazione.
La strategia della Fiera evidentemente vuole accrescere la rilevanza dello espositori che seguono il modello B1 (quello di alta qualità) e, allo stesso tempo, spingere gli operatori delle altre aree ad innovarsi in questa direzione. E’ chiaro che chi si ostina a rimanere sulla bassa qualità o cambia oppure resterà indietro.
La Fiera ha fatto una netta scelta di campo; vedremo tra un anno i risultati di questa nuova impostazione strategica.

Marco